Cambia mindset, riportati al centro e inizia a fiorire
Sabato 14 marzo su BeautyMap io e Alessia Maracci abbiamo tenuto una diretta dal titolo “Mindset da donna che fiorisce” che puoi rivedere quando vuoi a questo link. Avevamo tanto da condividere e il tempo — come sempre accade quando si parla di cose che contano davvero — non è bastato.
Questo articolo nasce proprio per restituire ciò che è rimasto in sospeso e offrirti qualcosa di concreto con cui continuare il cammino da sola, al tuo ritmo. Lo abbiamo scritto in due, come due prospettive che si incontrano: corpo e mente che, come avrai già capito, non sono mai davvero separate.
In fondo troverai anche un piccolo esercizio di journaling da fare quando vuoi per mettere in pratica le riflessioni su questo tema.
Ti aspetto a fine lettura.
Laura Cavarischia
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Ripartire dal corpo
di Laura Cavarischia
Nel mio lavoro incontro molte donne, tutte diverse tra loro, eppure quasi sempre emergono gli stessi temi.
“Non mi guardo più.”
“Non mi tocco più.”
“Non provo più piacere nel mio corpo.”
Quando chiedo da quanto tempo si sentono così, la risposta più frequente è: “Non lo so.”
Ed è una risposta molto sincera. Perché questo cambiamento raramente ha un momento preciso in cui inizia. Succede lentamente. Un po’ alla volta iniziamo a considerare il nostro corpo solo come una macchina che deve funzionare: reggere le giornate, sostenere il lavoro, stare dentro ritmi spesso molto pieni. E smettiamo di considerarlo come uno spazio con cui restare in relazione.
In psicosomatica questo processo si chiama disconnessione corporea.
Non è necessariamente un rifiuto. Non è nemmeno sempre un giudizio negativo verso il proprio corpo. È più una distanza, come se mente e corpo iniziassero a viaggiare su due binari paralleli: la vita continua, le responsabilità vengono portate avanti, ma il contatto con le sensazioni corporee diventa sempre più raro.
Questa distanza ha anche una dimensione molto concreta dal punto di vista neurobiologico. La pelle è il nostro organo sensoriale più esteso e comunica costantemente con il sistema nervoso.
Quando il corpo viene toccato in modo consapevole e rispettoso, si attivano fibre nervose che inviano al cervello segnali di sicurezza, calma, presenza, e si favorisce l’attivazione del sistema nervoso parasimpatico, quello che regola il rilassamento e l’equilibrio.
Quando invece questo contatto si riduce per molto tempo, anche questi segnali vengono meno.
Per questo, quando una donna ricomincia a portare attenzione al proprio corpo, attraverso il movimento, il respiro, la beauty routine, il lavoro manuale sui tessuti, spesso la prima cosa che cambia non è la forma, ma la percezione.
Il sistema nervoso ricomincia a registrare il corpo come uno spazio vivo, abitato, presente.
E molte donne mi raccontano che la prima cosa che accadono non ha a che fare con l’aspetto estetico ma con la sensazione: tornano a sentire il proprio corpo.
Sentirsi invisibili è un problema di tante donne
C’è una fase della vita di cui si parla ancora troppo poco con onestà.
È quella in cui il corpo femminile cambia profondamente, spesso intorno alla menopausa. Non riguarda solo il ciclo che si interrompe. Cambiano gli equilibri ormonali, i ritmi del sonno, il metabolismo, la distribuzione dei tessuti, l’energia durante la giornata.
Molte dicono: “Il mio corpo è cambiato senza chiedermi il permesso.”
Non è solo un cambiamento fisico. È anche un cambiamento di identità. Per molte è la prima volta in cui si trovano davanti a un corpo che non corrisponde più all’immagine che avevano di sé per decenni.
E qui succede qualcosa di molto umano: invece di entrare in relazione con questo nuovo corpo, molte donne fanno un passo indietro. Non è una scelta consapevole. È più una forma di protezione.
Si evita lo specchio. Si evitano certi vestiti. Si smette di osservare davvero la propria silhouette. Non perché non ci sia valore in quel corpo che cambia — ma perché spesso nessuno ci ha insegnato come attraversare questa trasformazione.
Viviamo in una cultura che parla molto del corpo giovane, molto poco del corpo che matura.
E così molte donne, proprio nel momento della vita in cui hanno accumulato esperienza, competenze, profondità, iniziano a sentirsi meno viste.
Quando una donna mi dice “Mi sento invisibile”, capisco subito che non sta parlando solo dello sguardo degli altri. Sta parlando soprattutto dello sguardo che ha perso verso sé stessa.
Eppure, questa fase può essere anche un momento molto interessante, se viene accompagnata in modo diverso. Perché il corpo che cambia non è un corpo che perde valore.
È un corpo che entra in un’altra stagione. Un corpo che non chiede più prestazione continua, ma chiede ascolto, equilibrio, cura.
Quando una donna ricomincia a guardare il proprio corpo senza il filtro del confronto con quello che era vent’anni prima, lo sguardo cambia. E quando cambia lo sguardo, cambia anche il modo in cui quel corpo viene abitato. Spesso il lavoro non è riportare il corpo indietro nel tempo. È accompagnarlo a vivere bene la fase in cui si trova.
E quando questo accade, molte donne fanno una scoperta molto semplice ma potente: non erano diventate invisibili. Avevano solo smesso, per un periodo, di vedersi davvero.
Il corpo come archivio di esperienze
C’è un aspetto del corpo che trovo sempre molto affascinante: la sua memoria.
Quando si lavora con il corpo a lungo, ci si accorge che non è solo una struttura biologica fatta di muscoli, pelle e tessuti. È anche un luogo dove si accumulano esperienze.
Il corpo registra il modo in cui abbiamo vissuto.
Registra gli anni di responsabilità.
Registra la fatica.
Registra tutte quelle volte in cui abbiamo detto: lo farò dopo, non è il momento, prima devo pensare agli altri.
Sono frasi molto comuni. Non nascono da debolezza, ma da senso di responsabilità, da cura verso la famiglia, il lavoro, le persone intorno. Ma quando questo schema si ripete per molto tempo, il corpo inizia a raccontarlo attraverso i tessuti, la postura, l’energia.
Nel lavoro manuale in cabina attraverso tecniche di massaggio profonde come il connettivale questa cosa diventa molto evidente. Alcuni corpi sono aperti, recettivi, disponibili al movimento. Altri sono più trattenuti, rigidi, come se portassero addosso una tensione stratificata negli anni, un’armatura. Si trovano zone che hanno perso elasticità. Si trovano gonfiori che non sono solo una questione estetica. A volte si percepisce una difficoltà a sentire piacere nel movimento.
Questi segnali non sono casuali. Sono il risultato di adattamenti che il corpo ha costruito nel tempo per reggere la pressione e continuare ad andare avanti.
Molte donne interpretano questi cambiamenti come un segno che il corpo abbia smesso di collaborare. In realtà, spesso è successo il contrario. Il corpo ha fatto il suo lavoro per anni. Ha sostenuto, compensato, adattato. Ha aspettato. Ha aspettato il momento in cui qualcuno, noi stesse per prime, tornasse a prestargli attenzione.
E quando quell’attenzione torna, il corpo risponde in modo sorprendente. I tessuti recuperano mobilità, la respirazione si amplia, il movimento torna più fluido. È come se dicesse: finalmente mi stai ascoltando.
Il corpo non è un nemico da combattere o un problema da risolvere. È un archivio vivente della nostra vita. E quando iniziamo a leggerlo con rispetto, diventa anche una guida molto preziosa.
Il modellamento corpo come strategia di riconnessione
La maggior parte delle donne arrivano nel mio Centro, La Creazione, con l’obiettivo di modellare la silhouette, perdere centimetri, tornare in forma. Ma quando iniziamo davvero a parlare, è chiaro che il loro desiderio va ben oltre l’estetica.
Molte, dopo qualche minuto, mi guardano e dicono una frase molto semplice:
“Non so più da dove ripartire.”
Ed è una frase molto importante. Perché in quel momento capisco che non mi stanno parlando solo del corpo. Mi stanno parlando di una distanza che si è creata nel tempo. Dietro quella frase, spesso, ci sono domande che non vengono dette apertamente ma che si sentono molto chiaramente.
Posso tornare a sentirmi nel mio corpo?
Posso guardarmi senza diventare subito critica con me stessa?
Posso toccare il mio corpo senza giudizio?
È lì che inizia davvero il lavoro. Non dalla cellulite, non dalle tecnologie, non dall’idea di correggere qualcosa. Parte da una relazione. Quando una donna inizia un percorso di lavoro corporeo, la prima cosa che accade è uno scambio di fiducia. Lei affida il suo corpo alle mie mani, e io mi prendo la responsabilità di entrarci con rispetto, con attenzione, con ascolto.
Il modellamento, in un certo senso, è una porta d’ingresso. Attraverso il lavoro manuale le fasce si allentano, i tessuti si mobilizzano, la circolazione migliora, il corpo ricomincia a muoversi in modo più fluido. Le forme riemergono, la silhouette cambia. Ma quello che spesso cambia prima ancora è, lo abbiamo già detto, la percezione.
Quando mi dicono: “Sto ricominciando a sentire il mio corpo”, capisco che stiamo andando nella direzione giusta.
Perché quello che facciamo io e il mio Team, in fondo, è creare le condizioni perché una donna possa tornare gradualmente dentro il proprio corpo. Riabitare la propria silhouette. Sentire di nuovo. E da lì, spesso, tutto il resto diventa molto più semplice.
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Riportarti al centro: un esercizio in cinque passi
di Alessia Maracci
Laura ti ha parlato del corpo, di come porta memoria, di come aspetta, di come risponde quando torna l’attenzione. Ora ti chiedo di fare un passo ulteriore: portare quello stesso ascolto verso la tua mente, verso il modo in cui ti parli, verso lo spazio che ti concedi davvero.
Quello che segue è un esercizio di auto-ascolto. Puoi farlo su un quaderno, su un foglio, su una pagina di agenda. L’importante è che tu risponda davvero, senza fretta e senza giudizio.
Passo 1 — La relazione più importante della tua vita è quella con te stessa
Pensaci: qual è la relazione più importante della tua vita? È quella che hai con te stessa.
Ti piaci?
Sei simpatica a te stessa?
Passi del tempo esclusivo con te?
Stai bene in tua compagnia?
Sai cosa ti piace?
Rispondi a queste domande: può essere sfidante, ma se accetti di farlo sei già sulla strada del tuo cambiamento migliorativo.
Passo 2 — Cosa ti ricarica? Cosa ti scarica?
Chiarisci con te stessa cosa ti piace e cosa ti ricarica.
Stila una lista di tutte le cose che ti nutrono, che ti fanno sentire bene.
Poi chiediti anche l’opposto:
cosa ti scarica? Cosa ti prosciuga le energie? Perché lo fai?
Passo 3 — Crea spazio per te stessa
Ora che hai chiarito cosa ti scarica e cosa ti nutre è fondamentale creare spazio per il tuo benessere.
Dedicare spazio e tempo a te stessa ti permette di decomprimere, riposare, alleggerirti.
Per avere questo tempo serve un programma e solo tu puoi crearlo.
Pensaci:
quando puoi inserire nella tua giornata o nella tua settimana quegli spazi per te?
Scrivilo in agenda o nel calendario e quando arriva quel momento fallo.
Se è utile, comunica a chi hai intorno di questa nuova abitudine e spiega chiaramente che quel tempo è per te.
Passo 4 — Osserva dove va la tua attenzione
Dove poni l’attenzione, scorre l’energia.
Là dove insiste il tuo pensiero, quella è la direzione in cui va la tua vita.
Dove rimugini?
Dove tieni sempre il faro puntato?
Se la tua attenzione è sui problemi, su tutto ciò che va male, sull’insoddisfazione, difficilmente potrà farsi spazio qualcosa di positivo.
Chiediti:
Su cosa mi potrei concentrare?
Dove posso spostare la mia attenzione?
Per esempio: su ciò che già funziona, su ciò che va bene, sulla bellezza che già c’è. Allora vedrai che il tuo senso di gratitudine e pienezza si espanderà, che più allarghi il tuo pensiero sulle cose che ti nutrono, più ne noterai.
È questo il mindset che farà fiorire te e la tua vita.
Passo 5 — Distingui ciò che puoi cambiare da ciò che devi accogliere
Tieni conto che i problemi non spariscono, però, c’è un mindset che li fa proliferare e un altro che li rimpicciolisce.
Alcuni problemi si possono risolvere, con la calma, le giuste azioni e i giusti tempi. Altri non si possono risolvere. E per quelli serve accettazione, fede, un approccio che vada oltre la logica del controllo.
Chiediti:
sto lottando contro qualcosa che posso cambiare, o contro qualcosa che devo imparare ad accogliere?
Riconoscere questa differenza è forse uno degli atti di cura più profondi che una donna possa fare verso sé stessa.
Con amore,
Alessia Maracci
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