Copenaghen: Laura Cavarischia nella Top Ten mondiale del massaggio per la seconda volta
C’è una frase che mi ripeto da anni, ogni volta che sto per fare qualcosa che mi spaventa: si può avere paura e farlo lo stesso. A Copenaghen l’ho fatta mia più che mai. Vi racconto cosa è successo, e soprattutto cosa ha significato per me.
Il risultato
Mi sono classificata 9ª al World Massage Championship – International Massage Contest di Copenaghen, nella categoria Body Shaping. In pratica: mi sono piazzata tra i primi dieci professionisti al mondo.
Vi spiego di cosa sto parlando. L’evento ha radunato circa 290 professionisti d’élite provenienti da 59 nazioni, valutati da una giuria internazionale di altissimo livello, composta da quasi 40 giudici selezionati dalla International Massage Association, che hanno analizzato ogni performance su tre criteri precisi: tecnica, ergonomia, efficacia del trattamento. Già essere in questo contesto per me era un risultato straordinario.
Una ulteriore conferma
Lo scorso anno a maggio c’era stata il Premio Mabella: 1° classificata in Italia per la categoria “Innovazione e Genialità per un’Estetica Evoluta”. Poi a febbraio scorso è arrivata la prima classificazione in Top Ten a un contest internazionale: l’Italian Massage Contest di Salerno.
In entrambe queste occasioni non mi aspettavo nulla. Stavolta, sinceramente, mi aspettavo ancora meno. E invece…
Ritrovarmi per la seconda volta nella Top Ten mondiale, stavolta in un contesto internazionale come Copenaghen, tra colleghi da tutto il mondo, ha mandato un messaggio chiaro alla parte più critica di me stessa: che la prima volta non è stato un colpo di fortuna. Che il mio metodo, la mia visione, il mio modo di lavorare ha una solidità e una identità che viene percepita e riconosciuta anche da una giuria internazionale di altissimo livello. E questo, lo ammetto, faccio ancora fatica a crederlo.
Il coraggio di mettersi in gioco
Partecipare a un campionato, per me, non è una questione di medaglie.
Chi mi conosce sa che non è nella mia natura mettermi in mostra: sono più a mio agio a lavorare a testa bassa nell’intimità della cabina. Salire su un palco internazionale, davanti a una giuria che valuta ogni singolo gesto, è stato un atto di coraggio che riguarda il mio percorso di crescita umana prima ancora che professionale.
Il valore del confronto
Creare un metodo di lavoro è una responsabilità che non ti fa dormire la notte. Sei sola, con la tua visione, davanti alle aspettative delle persone che si affidano a te e ai risultati che il tuo lavoro produce sul loro corpo.
Per anni ho studiato, sperimentato, affinato ogni tecnica manuale che oggi porto nel mio Metodo: il tempo, l’ascolto della fascia, la capacità di leggere cosa il corpo sta davvero chiedendo prima ancora di iniziare a trattarlo. Tutto questo, a Copenaghen, l’ho visto messo a confronto con il lavoro di professionisti d’élite da tutto il mondo. E ha retto. Vedere anni di lavoro, di studio e di ricerca ricevere un simile riconoscimento mi lascia senza parole. Mi dà una carica strana, come un panorama incredibile che arriva inaspettato dietro una curva in salita.
Cosa mi porto a casa
Mi fermo un attimo a scrivere queste righe, per riprendere fiato e godermi questo momento di inaspettata soddisfazione. Poi riparto, come sempre.
Perché questo risultato non è un punto d’arrivo. È la conferma che la strada che ho scelto — fatta di tempo, ascolto, tecniche profonde, personalizzazione — è una strada che porta lontano, anche quando sembra meno spettacolare di altre.
È lo stesso approccio che porto ogni giorno nel mio Centro, con ogni donna che si siede davanti a me per la prima Diagnosi Estetica: nessuna scorciatoia, nessuna promessa facile, ma un modo di lavoro solido, oggi pluripremiato a livello nazionale e internazionale.
